• A casa di Anne Frank

    On: 10 settembre 2007
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    Cari amici,

    sono rientrato da poche ore a Torino e conservo negli occhi le immagini di questi ultimi giorni trascorsi in giro per l’ Europa tra i campi di concentramento di Bergen Belsen, Natzweiler e la casa di Anne Frank.
    Sono ancora forti le molte emozioni vissute e condivise con alcuni di voi che state leggendo questo blog : rabbia, indignazione, stupore, paura…molta paura.
    E’ forte la paura che possa riacadere, è forte la paura che un uomo possa violentare la dignità di un altro uomo così come è avvenuto nei luoghi della vergogna che abbiamo visitato.Ma è grande anche il ricordo del sorriso sereno di Sergio accompagnato dai suoi occhi tristi , gli occhi di chi ha vissuto la guerra.

    Grazie ai tanti protagonisti di questo viaggio. Grazie ai racconti di una straordinaria narratrice qual’è Lucia, grazie all’emozione di Primarosa, grazie all’ANED; grazie a quanti, tanti credono con forza nella Memoria come lo sforzo di raccontare al presente, con fatica spesso dolorosa, il passato.

    Enzo Lavolta

    Nei prossimi giorni pubblicherò le foto in questo blog, se ne avete di belle che volete condividere inviatemele a questo indirizzo: enzo.lavolta@fastwebnet.it ;

    Sarà Anne Frank, con la sua sorprendente maturità, autrice di scritti d’inestimabile valore, a guidare le nuove generazioni all’incontro con la memoria del più sconcertante dramma dell’umanità: la Shoah. Saranno le pagine del suo Diario e dei suoi Racconti – divenuti alcuni tra i simboli più rappresentativi non solo dell’Olocausto ma dell’intera Storia – a raccontare le barbariche atrocità commesse contro gli individui più deboli; a narrare della sconcertante naturalezza – mista a indifferenza – con cui l’idiozia nazista ha macchiato per sempre la dignità di uomini e donne, violentando il diritto alla libertà. Una traccia indelebile, dunque, destinata, grazie a grandi eroi come Anne, a divenire una lezione di vita, attraverso un pensiero complesso e profondo, carico di forza e purezza e impregnato nella coscienza collettiva. Celebrare Anne Frank diffondendo il suo emblematico messaggio senza tempo significa infatti leggere e interpretare il significato dell’oppressione, della discriminazione, della repressione e dello sterminio di oltre sei milioni tra ebrei, zingari, omosessuali e oppositori politici. Persone stipate come larve nei ghetti e nei lager, private d’ossigeno e emozioni. Talvolta cavie da laboratorio, talvolta pedine di un lento, sporco gioco al massacro.
    La Storia raccontata da Anne Frank è la Storia scritta di tutte le vittime; le sue parole, che non possono che appartenere al patrimonio dell’umanità, vogliono spingere le giovani generazioni alla metamorfosi auspicata nei suoi scritti:

    “Tutti possiamo cominciare fin da questo istante a cercare di cambiare il mondo e ognuno di noi, grande o piccolo, può dare il suo contributo a diffondere un po’ di giustizia.” [Dare – Racconti dell’Alloggio Segreto]

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  • Rai – Audizione in Commissione Lavoro

    On: 17 maggio 2007
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    Produttività e creatività non riconosciute

    Mentre a livello nazionale si cerca di trovare una soluzione manageriale alla crisi dell’azienda (vedi sotto) quest’oggi in Commissione Lavoro, abbiamo audito le organizzazioni sindacali ed Rsu Rai via Verdi, via Cernaia, rappresentanze dell’orchestra sinfonica nazionale, Cdr in merito al futuro dei centri di produzione RAI di Torino.
    Questi, oltre a lamentare l’impossibilità di incontrare i vertici dell’Azienda ( non esiste, infatti, un tavolo di trattative anche perchè gli interlocutori da anni ormai cambiano troppo repentinamente) hanno denunciato l’ennesima manovra per disimpegnare attività e risorse dal territorio torinese.

    «Il centro di produzione Rai da anni è mortificato, sottovalutato, privato del personale e dei mezzi che servono a produrre stabilmente programmi di qualità. Soltanto negli ultimi cinque anni sono stati chiusi programmi importanti (RaiSat, Cuori rubati, Timbuctu) diminuendo gradualmente il peso e l’importanza del centro di produzione torinese all’interno della programmazione nazionale della Rai. La situazione è ancora più grave per la radio. Il centro ricerche, polo di eccellenza tecnologica, da anni è escluso dalle scelte strategiche per lo sviluppo della televisione del futuro.

    Tutto questo lentamente come uno stillicidio ha portato, nonostante gli abbonati in Piemonte siano al secondo posto in Italia (contribuiscono al bilancio RAI per circa 124.000.000 di euro),al ridimensionamento del centro direzionale di via Cernaia, cuore amministrativo e finanziario di tutta la Rai, che verrebbe ridimensionato e trasferito a Roma.

    La situazione si è aggravata con l’incentivazione e il pensionamento di novanta figure professionali che hanno dato luogo a soli quarantuno nuovi ingressi. Un’emorragia di organico parzialmente attenuata dall’utilizzo di lavoratori precari, che mette in discussione le capacità produttive degli insediamenti torinesi e potrebbe collocarli al di fuori delle nuove sfide tecnologiche del sistema televisivo.

    Il tutto in completa assenza di filiere produttive che garantirebbero prodotti televisivi di qualità, valorizzerebbero le straordinarie potenzialità creative già verificate nei centri di Torino (vi ricordo infatti che tutta la produzione della fascia pomeridiana per giovani su RAI TRE nasce e viene realizzata qui da noi) e forse permetterebbero di evitare l’acquisto di FORMAT da Terzi(vedi ENDEMOL).

    Procederemo con un documento istituzionale di III Commissione (senza primogeniture partitiche) con un coinvolgimento (speriamo fattivo) di tutti i nostri rappresentanti in Parlamento.

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  • “la crisi Rai “colpa del CdA

    On: 17 maggio 2007
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    “Viale Mazzini in “rosso” per 35 milioni di euro. Il governo punta dritto alla sostituzione del consigliere Petroni. Lo ha già sfiduciato, e il 4 giugno (o in seconda convocazione per il giorno successivo) l’assemblea degli azionisti dell’azienda – convocata a maggioranza dal CdA – si riunirà con all’ordine del giorno la revoca di un amministratore e nomina di un nuovo amministratore della societàSi diradano le nubi sulla strategia che l’esecutivo intende mettere in atto per il rilancio della Rai. Il governo – tramite il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa – punta dritto alla sostituzione del consigliere Angelo Maria Petroni. Lo ha già sfiduciato, e il 4 giugno (o in seconda convocazione per il giorno successivo) l’assemblea degli azionisti dell’azienda – convocata a maggioranza dal cda come richiesto dal ministero dell’Economia – si riunirà con all’ordine del giorno la revoca di un amministratore e nomina di un nuovo amministratore della società”. Petroni non ha partecipato mercoledì all’assise dei vertici di viale Mazzini per “correttezza istituzionale” e il voto di pareggio 4 a 4 è stato deciso dalla scheda del presidente Petruccioli.Il “licenziamento” di Petroni, e la sua sostituzione con un nuovo manager, non è indolore, né per l’azienda pubblica, né per la politica. C’è parecchia confusione, infatti, sulla praticabilità di questa revoca.Nel frattempo, per fronteggiare l’azione del centrosinistra, la Cdl prepara una doppia strategia difensiva. La prima sarà affidata ai quattro consiglieri in quota alla Cdl che nel prossimo cda del 22 maggio (o al più tardi in quello del 30) sfiduceranno il direttore generale Claudio Cappon reo di “un’inerzia” che in questi mesi avrebbe portato “la situazione di stallo” denunciata da Tps. La crisi, insomma, sarebbe ascrivibile a lui e non al cda. L’altra mossa – quella legale – saranno ricorsi in ogni luogo e con ogni mezzo di Petroni, che ha già schierato i suoi avvocati. A spiegare le ragioni di questa difesa legale è stato lo stesso Petroni nell’audizione in commissione di Vigilanza. “L’azione del ministro dell’Economia nei miei confronti ha esclusivamente ragioni politiche – ha ammonito -. Contro le leggi e forzando l’ordinamento si vuole modificare la composizione del cda della Rai per asservirlo alla volontà del governo. Siamo al punto di arrivo di una violenta campagna di denigrazione e delegittimazione politico-mediatica contro di me che dura da più di due anni. Un gravissimo vulnus al Parlamento e al sistema che garantisce la libertà e l’indipendenza del sistema delle comunicazioni”. Ma non si tratterà di una battaglia legale a senso unico. Secondo indiscrezioni, infatti, anche Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa avrebbero redatto una sorta di “libro bianco” con ad oggetto l’operato di Petroni e la sua incapacità di ridare slancio all’azienda pubblica.”Noi – è quanto ripete da giorni il presidente del consiglio – vogliamo un’azienda gestibile e efficiente”. Come va dicendo il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, “la Rai è ormai arrivata ad un punto di non ritorno”. E la colpa non è solamente dell’uomo che fino ad ora ha rappresentato il Tesoro nel vertice della tv pubblica. Se la Rai è in crisi la responsabilità è dell’intero CdA. Lo ha detto il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ascoltato dalla commissione parlamentare di vigilanza.”La responsabilità di questa grave criticità – ha detto Padoa-Schioppa – non è ascrivibile a un singolo consigliere ma piuttosto all’intero organo gestionale”. Se la Rai fosse stata assoggettata al semplice aspetto civilistico proprio delle Spa “avrei assunto le mie decisioni nei confronti dell’intero Consiglio”, ha aggiunto il ministro.A proposito della sua decisione di sfiduciare il proprio rappresentante nel Cda Rai, il consigliere Angelo Maria Petroni, Padoa-Schioppa ha precisato che, in assenza di una norma specifica, il ministro dell’Economia può revocare la fiducia ad un proprio rappresentante rifacendosi al principio più generale del “contrarius actus”. Ovvero, così come autonomamente il fiduciario è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica.Per quanto riguarda il bilancio di Viale Mazzini il ministro dell’Economia ha poi sottolineato come quest’anno la Rai Spa chiuderà con un “rosso” pari a 35 milioni di euro, mentre ammonterà a 47 milioni il buco per il Gruppo Rai.Per il ministro, il Cda Rai dovrebbe essere fatto di “persone che non rappresentano qualcuno o un interesse, ma in grado di cambiare idea durante un confronto, creando maggioranze diverse. Spesso capita che prevalgano maggioranze che non hanno attinenza con il caso trattato”.

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  • Rivolta contro l’ apertura festiva Non lavoreremo il Primo Maggio

    On: 6 maggio 2007
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    Sindacati sul piede di guerra per la nuova sperimentazione delle aperture domenicali e serali in centro. Iniziativa che manda su tutte le furie i vertici di categoria di Cgil, Cisl e Uil, non solo per il via libera dato ai commercianti di alzare la serranda nei giorni di festa, con ricadute inevitabili sugli addetti degli esercizi, ma per la possibilità che, nel 2008, i negozi tengano aperto nel giorno del 25 aprile o, addirittura, il primo maggio, Festa dei lavoratori. L’ assessore al Commercio, Alessandro Altamura, è stato chiaro: «Da novembre ad aprile ci sarà una sospensione e poi si ripartirà ad aprile 2008, quindi gli esercenti potranno tenere aperto a Pasqua, il 25 aprile e il Primo Maggio». Pasqua è fuori, solo perché nel 2008 cadrà a marzo, ma tutte le altre feste sono all’ interno del periodo previsto dalla delibera. «Non è possibile – dice Cosimo La Volta della Uiltucs – siamo contro il provvedimento di Altamura, ma se l’ assessore non vuole avere sotto i balconi di Palazzo Civico le commesse deve fare una modifica, escludendo il 25 aprile o il Primo Maggio». Domani nella sede della Uil si ritroveranno gli addetti dei negozi del centro per discutere di Tfr, ma gran parte dell’ incontro verrà dedicato alla discussione della delibera Altamura, che scatta proprio oggi. «La prossima settimana faremo una riunione unitaria con Filcams-Cgil e Fisascat per decidere una manifestazione e far cambiare idea all’ amministrazione», aggiunge La Volta. Sulla stessa linea Elena Ferro, segretaria della Filcams-Cgil: «Non possiamo accettare che il Primo Maggio o il 25 aprile diventino giornate lavorative in base alle decisioni dei titolari dei negozi. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso». In Comune la scelta di Altamura fa discutere. Enzo La Volta, vicepresidente della commissione Commercio, si chiede che senso ha «riproporre una sperimentazione fallita, non basata su un’ analisi dei dati e che mortifica esercenti e lavoratori. è ora di arrivare a un patto serio con le associazioni dei commercianti, ragionando su un calendario diverso da quello varato, che parta dalle iniziative della città». La Volta chiede che si apra «una discussione e che si corregga la delibera, escludendo il Primo Maggio e il 25 aprile». E sentenzia: «Quella di Altamura non è una scelta riformista da Partito Democratico».

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  • Torino ha ospitato Terra Madre: la voce della terra e della convivenza

    On: 6 novembre 2006
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    Quando nel 2004 Torino ospitò per la prima volta Terra Madre, si ebbe l’impressione che oltre al folclore poco sarebbe rimasto di una kermesse che non pochi tacciarono di buonismo, terzomondismo gratuito, di utopismo. Due anni dopo Torino è tornata ad ospitare la “voce” di Terra Madre, la voce dei tanti “sans papier della terra”. L’attenzione non è calata, non deve calare; sostenibilità, biodiversità, accordi commerciali tra produttori e consumatori, improntati all’etica, sono concetti che nessuno può permettersi il lusso di ignorare. Torino ha raccolto ancora una volta una sfida complessa che ha visto in prima linea la politica, i cittadini ospiti e naturalmente i volontari ,ancora una volta protagonisti.Il vivere in un mondo sempre meno diviso da confini politici, e che sempre più condivide interessi economici ad ogni latitudine, non significa ancora vivere in un mondo di pacifica convivenza sociale e culturale.Eppure questa convivenza si realizza ogni giorno sotto i nostri occhi, nei nostri quartieri, nelle nostre abitudini alimentari, nel modo di pensare l’altro.Anche a dispetto di coloro che non la vorrebbero e vedono minacciata la loro integrità culturale.L’identità e la diversità sono le tessere di un mosaico necessariamente colorato e multiforme. Sta a noi che viviamo questi momenti (questa la nostra sfida, infatti) riuscire ad indovinare un disegno coerente di questo mosaico: che sia comprensibile a tutti, se tutti hanno voglia di capire.

    Enzo LAVOLTA

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