Repubblica — 05 marzo 2008 pagina 2 sezione: TORINO

Il primo stop al progetto di trasformare l’ Unione Musicale in fondazione per tagliare fuori il Teatro Regio dall’ organizzazione di Settembre Musica e gestire direttamente la storica rassegna musicale è arrivato dalla commissione cultura di Palazzo Civico. I consiglieri non hanno voluto nemmeno entrare nei dettagli del nuovo statuto. «Ci sono troppe perplessità – spiega Luca Cassiani, presidente della V Commissione – è meglio che si approfondiscano gli obiettivi dell’ operazione prima di esaminare il documento in Sala Rossa». In particolare i consiglieri puntano il dito su Intesa-Sanpaolo, l’ unico socio privato disposto ad entrare nel nuovo ente, anche se la fondazione rimarrebbe comunque aperta all’ ingresso di altri soggetti. All’ ultimo momento l’ architetto del progetto, l’ avvocato Angelo Benessia, presidente dell’ Unione Musicale, ha dato forfait. In commissione si è presentato il vice, Leopoldo Furlotti, accompagnato dall’ assessore alla Cultura, Fiorenzo Alfieri, che sostiene la metamorfosi. I due hanno presentato il piano. I soci della nuova fondazione sarebbero tre: il Comune, l’ Unione Musicale ed Intesa-Sanpaolo. Il nuovo ente, che avrà in uso il marchio di Settembre Musica, sarebbe quindi controllato dai privati. La banca dovrebbe investire 500 mila euro l’ anno per tre anni per sostenere la realizzazione della parte torinese del festival di musica classica e la presidenza della fondazione toccherebbe, ad anni alterni, al Comune e all’ istituto di credito. Alfieri e Furlotti assicurano risparmi anche per le casse di Palazzo Civico, ma non è chiaro quanto e soprattutto se il contributo che oggi l’ amministrazione gira al Teatro Regio, circa tre milioni, sarà erogato allo stesso modo alla nuova Unione Musicale. Per Alfieri si tratta comunque di un operazione che si deve fare: «Milano si è strutturata con un ente forte che ha in mano tutta la gestione dell’ evento – ha spiegato – nel dualismo con il capoluogo lombardo dobbiamo seguire la stessa strada. E poi già oggi il Teatro Regio di fatto fa poco, delegando molto ad altri, come l’ Unione Musicale, con contratti di servizio. In questo modo la città si doterebbe di un importante braccio operativo». Ai consiglieri, soprattutto all’ interno della maggioranza, il progetto del tandem Benessia-Alfieri fa storcere il naso. «Fino ad oggi Settembre Musica ha funzionato al meglio – sottolinea Enzo Lavolta del Pd – tanto che la kermesse è stata esportata a Milano. Questo vuol dire che il Teatro Regio ha lavorato bene, coinvolgendo anche l’ Unione Musicale. Non si capisce perché ora la città dovrebbe perdere il controllo della manifestazione delegando ad un ente partecipato in modo massiccio da una banca. Partecipazione che potrebbe precludere l’ ingresso di altri soci privati». Sulla stessa linea Piera Levi Montalcini (Pd): «Mettiamo un freno alla politica delle fondazioni – dice – se ne stanno creando troppe, senza valutare i reali benefici». Critiche arrivano anche dalla Sinistra Arcobaleno. In testa Marco Grimaldi, consigliere di Sinistra Democratica: «Bisogna interrogarsi sull’ opportunità di questa operazione. Siamo i primi a chiedere che i privati sponsorizzino le attività culturali della città, ma questo non vuol dire creare enti in cui partecipi un solo soggetto, una sola banca, che di fatto chiude le porte ad altri». La partecipazione solo di IntesaSanpaolo, con cui Benessia (candidato alla presidenza della Compagnia di San Paolo) ha rapporti stretti ed ha studiato il progetto, non è vista di buon occhio dai consiglieri che criticano anche la possibilità che, ad anni alterni, l’ istituto possa scegliere il presidente della fondazione senza garanzie per la parte pubblica. «Così – aggiunge Grimaldi – non si apre ai privati ma, per paradosso, si chiude. Non credo che Unicredit sia invogliata ad investire su una manifestazione di fatto controllata da un suo concorrente, come qualsiasi altra banca o fondazione che non sia la Compagnia di San Paolo». Un invito a riflettere arriva anche dal capogruppo del Pd in Sala Rossa, Andrea Giorgis: «Bisogna approfondire e comprendere bene quali sarebbero i vantaggi di una fondazione di questo tipo, facendo attenzione a preservare il pluralismo in campo culturale. Non credo che si debba centralizzare in un unico soggetto tutta la programmazione artistica. E poi quale sarebbe il reale apporto dei privati da un punto di vista economico?». – DIEGO LONGHIN

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