TOCC

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La necessità di provvedere alla cura del territorio assume considerevole importanza anche soltanto per il fatto che la nostra Città è caratterizzata da milioni di mq di verde che occorre custodire, tutelare, migliorare prestando attenzione ai cambiamenti in atto nell’approccio dei cittadini al verde pubblico ed alla evidente richiesta di nuove attività e relazioni tra Amministrazione e popolazione, frutto di modificati e nuovi stili di vita, nuove sensibilità che sempre più si percepiscono in relazione alle tematiche ambientali. In tale contesto un significativo esempio trova riscontro nel PROGETTO TOCC – Torino Città da Coltivare – con cui si proseguirà la destinazione di piccoli appezzamenti di suolo ubicati in area urbana e periurbana ad attività agricola a basso impatto ambientale e privilegiando in tal senso la salvaguardia dei suoli unitamente alla tutela delle aree agricole periurbane.

Torino Città da Coltivare intende promuovere lo sviluppo dell’agricoltura nel territorio urbano: coltivazioni sostenibili e indirizzate al concetto di “catena corta”, agricoltura sociale, orticoltura individuale o collettiva, agriturismo, forestazione urbana. Il punto di arrivo è la realizzazione di un nuovo modello per un vivere cittadino maggiormente legato al contatto con la terra e con la natura, che abbia ricadute positive economiche per chi abita in città, come aiuto rispetto ai problemi alimentari ed ecologico, e per il Comune, che può in questo modo ridurre i costi di gestione del patrimonio del verde  urbano.

Nel 2013 è stato approvato un nuovo regolamento comunale per l’assegnazione e la gestione degli orti urbani. Finora, la materia, era stata disciplinata dalla delibera del 1986, con provvedimenti effettuati, nel corso degli anni, dalle Circoscrizioni. L’agricoltura urbana favorisce le relazioni sociali, l’utilizzo di suolo in aree degradate, controllo e senso di appartenenza del territorio. Rappresenta, infine, uno strumento educativo per i ragazzi e terapeutico per le persone svantaggiate. Sono spazi pubblici che attirano le persone a viverli, a uscire di casa per dedicare tempo a qualcosa che riempie e appaga la propria vita. Gli orti, inoltre, costituiscono il recupero della fascia periurbana, zona di contatto tra mondo rurale e mondo urbano, oltre che la difesa del suolo inteso come bene limitato e non riproducibile.

Gli appezzamenti di terreno sono assegnati con un bando circoscrizionale, la superficie non può essere inferiore a 50 mq né superiore a 100 mq. Prevalentemente gli orti assegnati hanno destinazione sociale (Isee fino a 15 mila euro) mentre il 20 % sono riservati ad appezzamenti con fini educativi, pedagogici o terapeutici e di prossimità. I terreni devono essere coltivati biologicamente, con il divieto di concimi chimici e prodotti inquinanti. Il canone annuo va dai 50 euro ( scopo sociale) ai 200 euro ( per la gestione collettiva).

Oggi gli orti urbani a Torino sono oltre 400, distribuiti soprattutto in quelli che una volta erano quartieri-dormitorio degli operai ( Barriera di Milano, Falchera, Mirafiori, Vallette) e che da qualche anno sono al centro di articolati processi di riqualificazione. Un vero e proprio patrimonio verde, a cui si aggiungono gli orti della cintura, i parchi ed una serie di aree occupate da attività agricole recentemente cedute alla Città in cambio di diritti edificatori. In più ci sono gli edifici presenti all’interno delle aree verdi: cascine, alcune antiche e di pregio, ma anche vecchi fabbricati che hanno perso la loro funzione originaria, come l’ex arrivo della funivia di Italia 61 a Cavoretto. Per gestire in modo organico il patrimonio verde e quello urbanistico, il Comune di Torino ha così istituito, per la prima volta, un tavolo intersettoriale, che ha avviato un censimento delle superfici coltivabili e dei beni immobili da dare in cessione, attraverso una serie di bandi, intere aree e fabbricati a organismi collettivi ( associazioni, comitati di cittadini, cooperative ) che facciano da tramite fra i singoli orticultori e le istituzioni e siano responsabili di un progetto organico di gestione. E’ pronto il bando della Cascina Piemonte, progetto che potrebbe comprendere, ad esempio, corsi di formazione sulle nuove tecniche di coltivazione biologica, un tutoraggio costante da parte di esperti, delle attrezzerie comuni, la realizzazione di percorsi terapeutici o riabilitativi, un programma didattico per le scuole, l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate o altre iniziative di agricoltura sociale. Come la Fattoria Propolis, all’interno del Parco del Nobile (in collina, a pochi passi dale centro cittadino), sviluppa percorsi di educazione ambientale e avvicinamento alla ruralità. Il puno di arrivo di Torino Città da Coltivare è un grande parco agricolo, che recuperi i vecchi sentieri di campagna integrandoli con nuove piste ciclabili e collegando giardini e orti.

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