• Governo e parti sociali: il punto sulla trattativa

    On: 16 maggio 2007
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    In questi ultimi giorni il confronto tra il governo e le parti sociali ha subito una decisa accelerazione: si sono moltiplicati gli incontri rispetto ai diversi argomenti che compongono il processo di concertazione. Le molte notizie, riportate dagli organi d’informazione, sono state spesso molto contraddittorie e, in alcuni casi, fuorvianti. Per questo è utile fare il punto sulla trattativa. Com’è ormai noto, le risorse necessarie per avviare le riforme oggetto della concertazione sono quelle ricavate dall’extragettito fiscale. Questo è stato stimato nell’ordine di 10 miliardi di euro, ma la maggior parte dovrà essere destinata a ridurre il debito pubblico per rispettare gli impegni presi con l’Unione Europea. In definitiva sono 2,5 miliardi di euro le risorse destinate al miglioramento del welfare: è comunque una cifra notevole (5.000 miliardi delle vecchie lire) anche se le organizzazioni sindacali hanno dichiarato di ritenere tale cifra insufficiente rispetto alle esigenze.In quest’ambito i punti prioritari d’intervento espressi dal governo sono la rivalutazione delle pensioni più basse e nuove tutele per i giovani. PrevidenzaI principali punti, che sono oggetto della proposta del governo, sono i seguenti:
    • Rivalutazione delle attuali pensioni più basse, con particolare riferimento ai contributi versati, ma anche alle condizioni di reddito dei destinatari.
    • “Totalizzazione” dei contributi agli effetti della maturazione della pensione, in altre parole la possibilità di sommare periodi contributivi versati a casse previdenziali diverse (con l’attuale legislazione molti giovani rischiano di perdere i periodi in cui hanno avuto rapporti di collaborazione).
    • Possibilità di riscattare la laurea a costi più accessibili rispetto agli attuali.
    • Superamento dello “scalone” introdotto da precedente governo (secondo la legge vigente dal 1/1/2008 l’età minima per la pensione di anzianità passa a 60 anni): l’ipotesi su cui si sta discutendo è l’introduzione di “scalini” che rendano molto più graduale l’elevamento dell’età pensionabile.
    • Modifica dei coefficienti di trasformazione, salvaguardando, però, i trattamenti di coloro che non hanno avuto la possibilità di maturare una pensione adeguata, soprattutto per effetto di rapporti di lavoro discontinui.
    • Riordino, con l’ipotesi anche di una unificazione, degli enti previdenziali.• Armonizzazione dei trattamenti ed eliminazione delle aree di privilegio pensionistico ancora esistenti.Nuove tutele socialiIn questo ambito si tratta di individuare nuovi ammortizzatori sociali per tutti coloro che perdono il lavoro. In particolare:
    • Una nuova indennità di disoccupazione uguale per tutti, che sostituisca la disoccupazione ordinaria e la mobilità.
    • Una nuova cassa integrazione che sostituisca e unifichi gli attuali istituti di cassa ordinaria e straordinaria.
    • Tutela dei rapporti di lavoro discontinui, con strumenti di sostegno al reddito e alla copertura figurativa nei periodi di interruzione lavorativa.La proposta prevede l’universalità di questi nuovi istituti (che sono quindi fruibili da tutti i lavoratori indipendentemente dalla categoria o dalla dimensione aziendale), ma la loro erogazione sarà condizionata dalla disponibilità del lavoratore ad accettare posti di lavoro alternativi o effettuare eventuali corsi di formazione e riqualificazione. Ovviamente questo richiede un generale miglioramento dei servizi per l’impiego e una riorganizzazione delle funzioni degli uffici pubblici competenti, responsabili dell’erogazione dei nuovi ammortizzatori sociali e del loro controllo.Mercato del lavoroQuesto capitolo comprende il superamento della legge 30/03 e la modifica della normativa sul contratto a tempo determinato. In questo ambito si tratta di abrogare alcune delle forme di rapporto di lavoro particolarmente precarizzanti (come il lavoro a chiamata e lo staff leasing), ma anche regolare diversamente una serie di rapporti di lavoro (part time, apprendistato, inserimento ecc.) migliorando le tutele per i lavoratori. In particolare per quanto riguarda il contratto a termine è necessario reintrodurre la possibilità che la contrattazione sindacale stabilisca dei limiti al loro utilizzo (causali e percentuali massime di assunzione), ma anche dei limiti rispetto alla possibilità di reiterare nel tempo rapporti di lavoro precari.Contrattazione di secondo livelloNelle proposte del governo vi è anche l’ipotesi di sostenere/incentivare la contrattazione aziendale. Come è noto esiste già una normativa che riduce il costo del lavoro dei premi variabili aziendali, riducendo i contributi previdenziali a carico delle aziende. Tuttavia questa misura comporta una riduzione dei contributi per i lavoratori (infatti, i premi variabili fino al 3% della retribuzione lorda annua sono esclusi dalla retribuzione pensionabile), perciò un eventuale intervento di ulteriore incentivazione non può comportare ulteriori decontribuzioni, che influirebbero negativamente sulle future pensioni dei lavoratori.I tavoli di concertazione affrontano anche altri argomenti che riguardano lo sviluppo del paese (come la riforma della pubblica amministrazione, le misure di rilancio del Mezzogiorno ecc.): qui si è voluto affrontare solamente le proposte attinenti al lavoro e alle pensioni, che sono quelle che dovrebbero assorbire le risorse già rese disponibili. Eventuali altre misure riportate dagli organi d’informazione (interventi sulla tassazione delle case, misure a favore delle famiglie ecc.) avrebbero invece bisogno di coperture finanziarie aggiuntive per non tradursi nell’immediato in una riduzione delle misure a favore del lavoro e delle pensioni.Ovviamente le proposte qui elencate devono passare il vaglio della trattativa e le scelte finali saranno concertate con le parti sociali. In ogni caso l’obiettivo è di concludere entro il prossimo mese di giugno, prima che si apra la discussione sulla futura programmazione economica e finanziaria dello stato.

    Nota di Piero Pessa (segreteria regionale, resp. Politiche del Lavoro)

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  • Rivolta contro l’ apertura festiva Non lavoreremo il Primo Maggio

    On: 6 maggio 2007
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    Sindacati sul piede di guerra per la nuova sperimentazione delle aperture domenicali e serali in centro. Iniziativa che manda su tutte le furie i vertici di categoria di Cgil, Cisl e Uil, non solo per il via libera dato ai commercianti di alzare la serranda nei giorni di festa, con ricadute inevitabili sugli addetti degli esercizi, ma per la possibilità che, nel 2008, i negozi tengano aperto nel giorno del 25 aprile o, addirittura, il primo maggio, Festa dei lavoratori. L’ assessore al Commercio, Alessandro Altamura, è stato chiaro: «Da novembre ad aprile ci sarà una sospensione e poi si ripartirà ad aprile 2008, quindi gli esercenti potranno tenere aperto a Pasqua, il 25 aprile e il Primo Maggio». Pasqua è fuori, solo perché nel 2008 cadrà a marzo, ma tutte le altre feste sono all’ interno del periodo previsto dalla delibera. «Non è possibile – dice Cosimo La Volta della Uiltucs – siamo contro il provvedimento di Altamura, ma se l’ assessore non vuole avere sotto i balconi di Palazzo Civico le commesse deve fare una modifica, escludendo il 25 aprile o il Primo Maggio». Domani nella sede della Uil si ritroveranno gli addetti dei negozi del centro per discutere di Tfr, ma gran parte dell’ incontro verrà dedicato alla discussione della delibera Altamura, che scatta proprio oggi. «La prossima settimana faremo una riunione unitaria con Filcams-Cgil e Fisascat per decidere una manifestazione e far cambiare idea all’ amministrazione», aggiunge La Volta. Sulla stessa linea Elena Ferro, segretaria della Filcams-Cgil: «Non possiamo accettare che il Primo Maggio o il 25 aprile diventino giornate lavorative in base alle decisioni dei titolari dei negozi. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso». In Comune la scelta di Altamura fa discutere. Enzo La Volta, vicepresidente della commissione Commercio, si chiede che senso ha «riproporre una sperimentazione fallita, non basata su un’ analisi dei dati e che mortifica esercenti e lavoratori. è ora di arrivare a un patto serio con le associazioni dei commercianti, ragionando su un calendario diverso da quello varato, che parta dalle iniziative della città». La Volta chiede che si apra «una discussione e che si corregga la delibera, escludendo il Primo Maggio e il 25 aprile». E sentenzia: «Quella di Altamura non è una scelta riformista da Partito Democratico».

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  • Non si lavora il Primo Maggio

    On: 6 maggio 2007
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  • Rivolta contro l’ apertura festiva Non lavoreremo il Primo Maggio

    On: 6 maggio 2007
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    Repubblica — 06 maggio 2007 pagina 7 sezione: TORINO

    Sindacati sul piede di guerra per la nuova sperimentazione delle aperture domenicali e serali in centro. Iniziativa che manda su tutte le furie i vertici di categoria di Cgil, Cisl e Uil, non solo per il via libera dato ai commercianti di alzare la serranda nei giorni di festa, con ricadute inevitabili sugli addetti degli esercizi, ma per la possibilità che, nel 2008, i negozi tengano aperto nel giorno del 25 aprile o, addirittura, il primo maggio, Festa dei lavoratori. L’ assessore al Commercio, Alessandro Altamura, è stato chiaro: «Da novembre ad aprile ci sarà una sospensione e poi si ripartirà ad aprile 2008, quindi gli esercenti potranno tenere aperto a Pasqua, il 25 aprile e il Primo Maggio». Pasqua è fuori, solo perché nel 2008 cadrà a marzo, ma tutte le altre feste sono all’ interno del periodo previsto dalla delibera. «Non è possibile – dice Cosimo La Volta della Uiltucs – siamo contro il provvedimento di Altamura, ma se l’ assessore non vuole avere sotto i balconi di Palazzo Civico le commesse deve fare una modifica, escludendo il 25 aprile o il Primo Maggio». Domani nella sede della Uil si ritroveranno gli addetti dei negozi del centro per discutere di Tfr, ma gran parte dell’ incontro verrà dedicato alla discussione della delibera Altamura, che scatta proprio oggi. «La prossima settimana faremo una riunione unitaria con Filcams-Cgil e Fisascat per decidere una manifestazione e far cambiare idea all’ amministrazione», aggiunge La Volta. Sulla stessa linea Elena Ferro, segretaria della Filcams-Cgil: «Non possiamo accettare che il Primo Maggio o il 25 aprile diventino giornate lavorative in base alle decisioni dei titolari dei negozi. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso». In Comune la scelta di Altamura fa discutere. Enzo La Volta, vicepresidente della commissione Commercio, si chiede che senso ha «riproporre una sperimentazione fallita, non basata su un’ analisi dei dati e che mortifica esercenti e lavoratori. è ora di arrivare a un patto serio con le associazioni dei commercianti, ragionando su un calendario diverso da quello varato, che parta dalle iniziative della città». La Volta chiede che si apra «una discussione e che si corregga la delibera, escludendo il Primo Maggio e il 25 aprile». E sentenzia: «Quella di Altamura non è una scelta riformista da Partito Democratico». (d.lon.)

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  • Torino ha ospitato Terra Madre: la voce della terra e della convivenza

    On: 6 novembre 2006
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    Quando nel 2004 Torino ospitò per la prima volta Terra Madre, si ebbe l’impressione che oltre al folclore poco sarebbe rimasto di una kermesse che non pochi tacciarono di buonismo, terzomondismo gratuito, di utopismo. Due anni dopo Torino è tornata ad ospitare la “voce” di Terra Madre, la voce dei tanti “sans papier della terra”. L’attenzione non è calata, non deve calare; sostenibilità, biodiversità, accordi commerciali tra produttori e consumatori, improntati all’etica, sono concetti che nessuno può permettersi il lusso di ignorare. Torino ha raccolto ancora una volta una sfida complessa che ha visto in prima linea la politica, i cittadini ospiti e naturalmente i volontari ,ancora una volta protagonisti.Il vivere in un mondo sempre meno diviso da confini politici, e che sempre più condivide interessi economici ad ogni latitudine, non significa ancora vivere in un mondo di pacifica convivenza sociale e culturale.Eppure questa convivenza si realizza ogni giorno sotto i nostri occhi, nei nostri quartieri, nelle nostre abitudini alimentari, nel modo di pensare l’altro.Anche a dispetto di coloro che non la vorrebbero e vedono minacciata la loro integrità culturale.L’identità e la diversità sono le tessere di un mosaico necessariamente colorato e multiforme. Sta a noi che viviamo questi momenti (questa la nostra sfida, infatti) riuscire ad indovinare un disegno coerente di questo mosaico: che sia comprensibile a tutti, se tutti hanno voglia di capire.

    Enzo LAVOLTA

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