• Un milione di firme per un referendum europeo

    On: 30 luglio 2007
    In: Attività Amministrativa, Iniziativa politica
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    In questi giorni in cui il dibattito politico sulla nascita del PD è caratterizzato, nel merito, dal federalismo e le sue interpretazioni (competitivo o solidale) il consiglio comunale di Torino ha approvato l’ ordine del giorno – di cui sono primo firmatario – per sostenere la proposta dei federalisti europei di abbinare all’elezione europea del 2009 un referendum consultivo sulla Costituzione europea denominato “Un milione di firme per un referendum europeo”.
    Il documento chiarisce la necessità di una Costituzione europea per far sì che le politiche dell’Unione europea siano unitarie e che la stessa si doti di un governo in grado di affrontare in modo efficace temi come la globalizzazione, l’ambiente, il terrorismo internazionale.

    Il 21 aprile 2007 è ufficialmente partita la Campagna per un referendum consultivo sulla Costituzione europea. Lo scopo è raccogliere al meno un milione di firme a sostegno di una consultazione popolare da tenersi congiuntamente con la prossima elezione del Parlamento europeo nel 2009.

    Il nostro gruppo Consiliare sostiene questa petizione per dare ai cittadini dell’Unione la possibilità, attraverso la Costituzione, di parlare con una voce sola e di dotarsi di un governo europeo democratico in grado di far fronte efficacemente alle sfide della globalizzazione, dello sviluppo sostenibile, del terrorismo internazionale e delle possibili crisi ambientali.

    Crediamo sia possibile, attraverso processi democratici ed inclusivi, rilanciare la ‘costituzionalizzazione’ dell’Europa valorizzando la partecipazione dei cittadini. Sosteniamo questo referendum perché offre la possibilità alle donne e agli uomini in Europa di esprimere il proprio diritto di cittadinanza attraverso l’elezione di un parlamento europeo-assemblea costituente e favorendo in questo modo un vero dibattito politico sul futuro dell’Unione Europea.

    La partecipazione al referendum nel proprio paese in concomitanza con i referendum negli altri stati membri, permetterebbe ai cittadini di diventare attori diretti nella scelta sul trattato costituzionale e sulle possibilità dell’unione politica in Europa.

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  • ITALIA 2.0

    On: 28 giugno 2007
    In: Iniziativa politica, Partito Democratico
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    da LA STAMPA del 27/6/2007

    Gli under 35 scrivono a VeltroniAccompagnata da una simbolica bottiglietta di acqua, nella lettera i giovani spiegano di aver deciso di «non subire il Partito democratico, di non stare a guardare per poi lamentarsi, ma costruirlo con l’entusiasmo e la passione che servono per gli appuntamenti più importanti del nostro paese». Il loro documento è intitolato «Italia 2.0» perchè, spiegano, «come avvenuto per il web vogliamo una nuova versione dell’Italia


    Grandi!!!!!!!!

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  • Politiche Giovanili

    On: 20 giugno 2007
    In: Iniziativa politica, Partito Democratico
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    Un confronto aperto a tutti coloro che hanno a cuore la domanda di futuro delle nuove generazioni.

    Consapevoli che la risposta a tale domanda passa anche dalla possibilità e capacità di abitare un luogo, radicarsi da cittadini in un quartiere o in un borgo.
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  • In agenda

    On: 25 maggio 2007
    In: Iniziativa politica
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  • Stop allo spoils system

    On: 10 maggio 2007
    In: Iniziativa politica
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    Il 23 marzo 2007 la Corte costituzionale, con le sentenze 103 e 104, ha bloccato in modo forse definitivo la tentazione bipartisan di assoggettare a spoils system i dirigenti delle pubbliche amministrazioni. Come ci ricorda Carlo D’Orta “È una storia che vale la pena di raccontare, perché tocca al cuore il più importante principio costituzionale sulla pubblica amministrazione: quello di imparzialità e buon andamento”.

    prosegue qui su lavoce.it

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  • IL NUOVO PD E GLI SCENARI DI SVILUPPO DEL SISTEMA LOCALE: VISIONI, STRATEGIE E PRASSI

    On: 28 febbraio 2007
    In: Iniziativa politica, Partito Democratico
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    PARTITO DEMOCRATICO

    Il nuovo soggetto politico – per storia delle parti e delle persone che lo compongono – possiede le chiavi più adatte sia per interpretare in senso innovativo i cambiamenti in corso nel “sistema paese” sia per affiancare ad una visione del futuro le prassi che consentono di restituire significati profondi all’azione politica e di governo.“Non si governa un mondo nuovo, senza una lingua nuova”.Per integrare i flussi di informazione ma soprattutto per elaborare un vocabolario condiviso, una sorta di “nuovo linguaggio politico” – capace di tradurre uno scenario in obiettivi, strategie e modelli di azione – è necessario promuovere momenti di confronto e di condivisione delle idee.Si chiede al PD di effettuare uno sforzo potente per raccogliere le esperienze ed i risultati di grandi tradizioni storiche del riformismo e trasformarli, traducendoli nell’attribuzioni di nuovi significati e nuovi sistemi simbolici quali “chiavi di lettura” dei processi di trasformazione della società.Le sfide da cogliere stanno:

    nella capacità di leggere ed interpretare i cambiamenti che il “sistema mondo” sta affrontando;
    nella traduzione degli stessi in scenari tendenziali al livello locale;
    nell’individuazione delle radici identitarie;
    della loro traduzione in obiettivi politici;
    della loro traduzione in strategie di azione.

    PROCESSI DI SVILUPPO

    Interpretare i cambiamenti e tradurli in strategie di sviluppoIl processo di globalizzazione in corso a livello planetario sta inducendo una serie di cambiamenti notevoli sullo sviluppo a livello territoriale. In particolare, dopo un primo periodo in cui era generalizzato il timore di un progressivo appiattimento delle identità su modelli universalmente riconosciuti come vincenti, (aumento della produzione industriale e dei plusvalori finanziari) si assiste invece ad una ripresa dei temi dedicati alla valorizzazione delle specificità locali (che nelle accezioni più negative corrono il rischio di assumere i tratti di un nazionalismo sempre più esasperato) ed ad un progressivo, contemporaneo sviluppo di un orizzonte che per comodità viene chiamato “glocale” – dall’unione di globale e locale – e che rappresenta un sistema capace di rappresentare contemporaneamente i due modelli.Analizzando la situazione per insiemi via via più limitati si possono considerare:

    AL LIVELLO DELLE REGIONI: la necessità di armonizzare gli interventi di promozione dello sviluppo con gli orientamenti dell’Unione Europea ma anche la capacità di valorizzare quegli insiemi di città e le specificità derivanti da cluster specializzati come quelle provenienti da patrimoni culturali e/o ambientali; lo sviluppo di reti di territori con caratteristiche omogenee o complementari, la promozione dell’internazionalizzazione di parti significative della regione;

    AL LIVELLO DELLE PROVINCE: lo sviluppo delle capacità di attivazione dei patrimoni sociali e degli attori privilegiati del territorio; in altre parole la capacità di animazione del sistema e di coinvolgimento nelle opzioni strategiche rilevanti dei livelli superiori; la capacità di interconnessione delle reti e di focalizzazione delle polarità di sviluppo su linee strategiche condivise;

    o AL LIVELLO DEI COMUNI, DELLE CITTA’ E DELLE AREE METROPOLITANE: il miglioramento della qualità delle azioni intraprese, della capacità di individuazione di poli emergenti e di aree di degrado, del livello di operatività condivisa con gli attori istituzionali come con le rappresentanze del patrimonio sociale.In generale, si tratta di trovare i modelli di studio ma anche di azione che permettano di abbandonare gli aspetti più propriamente amministrativo-istituzionali verso pratiche di interconnessioni di insiemi di luoghi e di attori strettamente connessi alle specificità territoriali.In altre parole occorre superare le logiche connesse agli interventi diffusi su insiemi i cui confini sono quelli puramente amministrativi. Il confine, il perimetro delle aree su cui intervenire per favorire lo sviluppo deve trovare “nuove rappresentazioni” in termini anche differenziati per obiettivo di sviluppo; potrebbero essere un area geografica, come un insieme di indicatori quantitativi, come un elenco di caratteristiche infrastrutturali, come un raggruppamento di attori locali.

    GOVERNANCE TERRITORIALE

    mainstreaming verticale ed orizzontale: identità e obiettivi politiciUna nuova rappresentazione degli scenari di sviluppo interpretata secondo le indicazioni di cui sopra, comporta la realizzazione di un sistema complesso di interconnessione verticale ed orizzontale degli attori che compongono il sistema.La partecipazione dei cittadini all’elaborazione ed alla realizzazione di strategie di sviluppo territoriale ad alto livello di condivisione non può essere distaccata da due elementi fondamentali che necessitano di azioni specifiche preventive:o Lo sviluppo di azioni volte a incrementare la capacità partecipativa: le pratiche di animazione locale devono potersi tradurre in un effettivo coinvolgimento della popolazione nelle azioni di sviluppo, se da un lato è presente un sentimento diffuso di protagonismo a livello decisionale (le primarie effettuate l’anno scorso sono specchio di una grande richiesta di partecipazione) sono assai meno diffuse le pratiche per trasformare questo impulso in effettiva azione partecipata;o La diffusione di prassi innovative presso le PPAA: in generale, l’approccio complesso che richiedono i nuovi scenari di sviluppo comporta l’incremento delle capacità di governance del sistema locale anche nelle sue parti minori; non è più sufficiente infatti una delega ai livelli superiori ma è indispensabile sviluppare capacità autonome nella costruzione di reti e di obiettivi condivisi.

    UN PARTITO DA CREARE

    Il PD può essere un’occasione di sviluppo per i sistemi locali perché il caso di Torino ha dimostrato che è più che mai necessario governare i sistemi locali attraverso una pianificazione di tipo strategico, in cui si coinvolgono i diversi attori del territorio (politici, associazioni, forze economiche, università) in uno sforzo comune di ricognizione e riflessione sul presente e di immaginazione e pianificazione sul futuro. Una azione di coinvolgimento e di mobilitazione del genere è più facile, più forte e più autorevole se guidata da una grande forza di massa, imperniata sui valori piuttosto che sulla dottrina, aperta e tendente all’inclusione, laica e meno incline all’autoreferenzialità di quanto lo sono i partiti odierni.Il PD, nascendo da un difficile processo di integrazione di diverse tradizioni politiche e ideologiche, avrà nel suo DNA un atteggiamento aperto e inclusivo, disponibile al nuovo e orientato al futuro, ciò che serve per governare l’attuale era della globalizzazione, che da una parte rompe confini territoriali e settoriali, dall’altra aumenta la complessità, la varietà e l’interrelazione dei problemi, dei bisogni, delle vocazioni e delle risorse di sistemi territoriali a configurazione sempre più variabile.Un grande partito di massa è meno incline a cedere ad interessi di tipo corporativo o di categoria, e per questo è più adatto a governare con un atteggiamento ed un indirizzo programmatico orientato all’interesse generale. Questo è un punto fondamentale per guidare grandi processi di trasformazione che magari implicano anche decisioni importanti ed impopolari (vedi questioni come TAV o Inceneritori). La presenza di una leadership politica, culturale ed economica, radicata nel luogo può fornire un progetto che dia una prospettiva di sviluppo, basata sulle potenzialità del luogo e condivisa dalla maggior parte della società locale.Disegnare localmente lo sviluppo può consentire una maggiore partecipazione di tutti gli attori locali alle scelte e quindi può consentire un processo più democratico attraverso maggiore rappresentanza, confronto, mediazione, degli interessi locali. Si passa quindi da un modello di regolazione fortemente gerarchizzato, in cui la politica e i processi di governo sono totalmente identificati con i diversi livelli delle istituzioni, ad un nuovo stile di governo caratterizzato da un maggior grado di cooperazione e dall’interazione tra attori pubblici e attori privati all’interno di reti decisionali miste pubblico-private .

    PD E SVILUPPO LOCALE

    La creazione di aree di libero scambio, la liberalizzazione del mercato dei capitali, l’ingresso sulla scena mondiale di nuove aree e di nuovi paesi, i mutamenti rivoluzionari e congiunti nei servizi, nelle comunicazioni, nei sistemi informativi e nei trasporti, sono solo alcuni esempi delle trasformazioni in atto negli attuali contesti economici. Si presenta così la necessità di ripensare i rapporti ed i modelli di sviluppo territoriale. Come integrare gli obbiettivi spaziali ed economici dei processi di trasformazione, passando attraverso la concertazione fra i livelli di governo e fra attori pubblici e privati?In un sistema ormai strutturato sulla coesistenza di sistemi “ a rete”, “stellari” e “multipolari” in cui la materialità delle reti infrastrutturali, delle città e degli insiemi ambientali deve rapportarsi a sistemi di reti immateriali sempre più estese e complesse è necessario abbandonare schemi gerarchici di intervento per elaborare forme sempre più raffinate di “mainstreaming orizzontale”.Non a caso sentiamo oggi la necessità di parlare con le “istituzioni intermedie” dello sviluppo locale, della governance dei processi e delle politiche di sviluppo locale e del coordinamento fra i diversi livelli di governo nei processi di sviluppo locale. Se nel modello fordista la struttura istituzionale di riferimento era lo Stato-nazione, con il passaggio al modello post-fordista e con l’intensificarsi dei processi di globalizzazione, l’importanza politica, sociale ed economica degli Stati nazionali è stata ridimensionata, da un lato da livelli sopranazionali e dall’altro, dai livelli regionali e locali di governance.Diventano così importanti le istituzioni intermedie, dove l’attributo intermedio è di tipo relazionale e perciò acquista un preciso significato solo se si definiscono gli elementi rispetto ai quali esse si pongono “in mezzo”. Su tutto il territorio nazionale, in continuità con la stagione dei “patti”, dei “contratti”, ed in genere degli strumenti tipici della programmazione negoziata prendono sempre più il sopravvento approcci di tipo integrato che, oltre al coinvolgimento e la condivisione con la cittadinanza delle pratiche di sviluppo si pongono in diretto rapporto con insiemi territoriali di area vasta e con reti immateriali di scala superiore.Il livello delle istituzioni può assumere il ruolo di medium e di raccordo tra il livello micro (informale), rappresentato dai rapporti interpersonali e particolaristici basati sulla fiducia e la reciprocità che si sviluppano all’interno delle famiglie, delle imprese e delle comunità locali, e il livello macro (formalizzato), rappresentato dalle relazioni impersonali, formalizzate e standardizzate tra grandi aggregati, siano, essi gruppi sociali o categorie produttive. In questo senso il “capitale territoriale” diventa risorsa spendibile sul mercato della competitività di livello globale.

    5 IDEE PER LO SVILUPPO LOCALE

    1. Pianificazione strategica dello sviluppo locale in una visione intersettoriale non localistica, ma a partire dalla lettura dei bisogni e degli interessi locali. L’attrattività del territorio deve essere costruita e valorizzata agendo a tutti i livelli, da quello nazionale fino a quello locale. Un’area risente infatti dell’immagine e della qualità del più ampio sistema in cui è inserita, che può costituire un ulteriore punto di forza o di debolezza per l’area stessa. Del resto, l’attrattività ai livelli gerarchici superiori può trarre vantaggio, secondo un processo bottom up, dalle iniziative di valorizzazione delle specificità locali .Peraltro, la considerazione che il confronto competitivo non avviene all’interno di insiemi di aree territoriali distinti per densità della popolazione, status politico o amministrativo, ma è sempre più trasversale a tali insiemi, rende ancora più necessaria l’adozione di interventi ideati e implementati direttamente a livello locale .In tale contesto, la capacità delle aree territoriali di ridotte dimensioni di inserirsi in una rete più ampia può essere una valida opportunità per accrescere e rafforzare la propria competitività economica, attraverso la ricerca di una maggiore visibilità, un aumento della forza propositiva verso i livelli gerarchici superiori e una condivisione degli oneri sostenuti.

    Il ruolo della politica e delle istituzioni :

    • Promuovere l’apertura culturale e lo sviluppo di identità comunitarie allargate.

    • Conoscere e utilizzare le opportunità offerte dagli altri livelli del sistema istituzionale.

    2. Economia della varietà: sviluppo economico multisettoriale, equilibrato e integrato. Oggi la concorrenza tra i beni ed i servizi non si misura più a livello di «nazioni» ma, bensì, di «aree geografiche» e da questo punto di vista appaiono essenziali la (ri)scoperta e la valorizzazione delle risorse locali.Un’articolata serie di attività di valorizzazione dei “diversi modi di essere” di un territorio, con una pluralità di obiettivi che si estendono dal rafforzamento della struttura produttiva locale, allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali, dal miglioramento della qualità della vita dei residenti, all’aumento dell’attrattività per turisti, investitori, potenziali nuovi residenti e nuove imprese. Il comune denominatore di tali attività è la ricerca delle modalità più adeguate di collegare domanda ed offerta, ossia di soddisfare gli interessi e i bisogni espressi dalla domanda (attuale e potenziale, interna ed esterna) che si rivolge al territorio attraverso azioni tese a rendere attraente e competitiva l’offerta territoriale.Lo sviluppo sostenibile è il principio ispiratore fondamentale delle politiche europee.La Comunità europea favorisce uno sviluppo che integri gli aspetti ambientali, economici e socioculturali facendo leva sulla diversità e sulla capacità degli attori locali di lavorare in rete.I

    l ruolo della politica e delle istituzioni :

    • Mobilitare le risorse private sulla base di interessi convergenti (sussidiarietà).

    3. Politiche di marchio come standard di qualità concordato e rispettato, non solo come luogo di provenienza. La sperimentazione di crescenti livelli di concorrenzialità impone alle aree territoriali l’adozione di logiche e strumenti competitivi. In particolare, i mezzi per affrontare l’intensificarsi della competizione vengono sempre più ricercati nella strumentazione tipica della gestione aziendale e, primariamente, nella trasposizione della filosofia, delle metodologie e delle tecniche di marketing. Il marketing del territorio può essere così definito come un processo che partendo dall’analisi dei bisogni degli stakeholder e dei clienti/mercati consente di costruire, mantenere e rafforzare rapporti di scambio vantaggiosi con i pubblici di riferimento con lo scopo ultimo di aumentare il valore del territorio e l’attrattività dello stesso.Risulta fondamentale la capacità di stimolare la partecipazione attiva di tutte le principali forze presenti sul territorio favorendo il loro coinvolgimento e la loro mobilitazione, nonché la capacità di coordinarne l’intervento e l’attività, dal momento che l’offerta territoriale origina dall’azione di un complesso di attori locali, “ma è percepita dall’utente in modo globale”.

    Il ruolo della politica e delle istituzioni :

    • Individuare linee strategiche di sviluppo, condivise a livello di comunità.

    • Analizzare i bisogni sul territorio, attraverso il coinvolgimento degli stakeholders

    4. Riposizionamento verso l’alto della produzione industriale e artigianale (alta qualità, piccole quantità, strategia di nicchia). E’ necessario promuovere «modelli» di organizzazione sociale ed economica come «aree-sistema» in cui si registrano significative «economie esterne» generate da un elevato grado di cooperazione/interazione tra amministrazioni pubbliche e tessuto imprenditoriale locale.L’attenta valorizzazione delle risorse e competenze specifiche del territorio, dal momento che le specificità locali costituiscono la base più solida per il conseguimento di vantaggi competitivi duraturi in una prospettiva di concorrenza territoriale globale, permette a tali elementi distintivi, scarsamente imitabili e, dunque, altamente differenzianti di caratterizzare validamente l’offerta territoriale rispetto alle offerte concorrenti .

    Il ruolo della politica e delle istituzioni :

    • Promuovere politiche mirate e selettive, in coerenza con gli obiettivi strategici.

    5. Valorizzazione dell’ambiente come risorsa da rigenerare e non da consumare.Il paradigma dello “sviluppo sostenibile” (o durevole) è oramai messo in crisi e considerato come un ossimoro di senso negativo. Alla crescita illimitata si oppongono concetti come quello della “decrescita conviviale”, o dello “sviluppo limitato”; nel dibattito in corso sul modello di sviluppo territoriale auspicabile le tematiche ambientali hanno introdotto chiarezza da un lato ma anche giustificate ansie e timori.La conseguenza delle teorie della cosiddetta “bioeconomia”, delle teorie di Roegen, del Club di Roma e del Rapporto Bruntland è il tentativo di trasformare le conseguenze delle azioni umane sull’ambiente in entità economicamente riconoscibili (ambiente quale soggetto economico, vedi ad es. la direttiva “chi inquina paga”).Il risultato probabilmente più utilizzabile ai fini delle possibilità dello sviluppo territoriale è il concetto di “capacità di carico del sistema” e cioè la necessità – a partire dalla raccolta di dati sempre più precisi sulle conseguenze ambientali delle attività umane – di individuare i limiti di presenza antropica che il territorio può sopportare e di conseguenza individuare i valori soglia dell’insediamento umano che garantiscono una chiusura equa dei cicli e la sopravvivenza dell’ecosistema.Al tema del rispetto dell’ambiente, della capacità di carico, della conservazione delle risorse non rinnovabili sono inevitabilmente collegati il tema dello sviluppo demografico, delle tecnologie di produzione industriale, delle modalità di utilizzo da parte della collettività delle fonti energetiche non rinnovabili.

    Il ruolo della politica e delle istituzioni :

    • Promuovere riflessioni e politiche mirate volte a rimettere al centro le questioni ambientali, in modo da diventare elementi sinergici e trasversali con gli obiettivi strategici dello sviluppo.

    VALORE AGGIUNTO DAL NUOVO SOGGETTO POLITICO

    Strategie di azione – suggestioni:1. Come individuare il valore aggiunto dal nuovo soggetto al panorama dello sviluppo? Quale modello decisionale ed operativo si adatta all’evoluzione ed ai mutamenti in corso operando in continuità con la grande tradizione del riformismo?2. Come unire all’alleanza politica un movimento dal basso? Effettive capacità e modelli di rappresentanza delle istanze sociali e/o locali;3. Come investire sulle risorse umane? La formazione e la diffusione delle informazioni e delle conoscenze per produrre qualità e competenza diffusa;4. Verso un nuovo modello di sviluppo: quali le cose da portare in valigia, quali le cose da abbandonare, quali le parole chiave?

    Enzo Lavolta

    Giulio Lambresa

    Cristian Melloncelli
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  • Torino ha ospitato Terra Madre: la voce della terra e della convivenza

    On: 6 novembre 2006
    In: Articoli, Iniziativa politica
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    da CittAgorà del 6 novembre 2006

    Quando nel 2004 Torino ospitò per la prima volta Terra Madre, si ebbe l’impressione che oltre al folclore poco sarebbe rimasto di una kermesse che non pochi tacciarono di buonismo, terzomondismo gratuito, di utopismo. Due anni dopo Torino è tornata ad ospitare la “voce” di Terra Madre, la voce dei tanti “sans papier della terra”. L’attenzione non è calata, non deve calare; sostenibilità, biodiversità, accordi commerciali tra produttori e consumatori, improntati all’etica, sono concetti che nessuno può permettersi il lusso di ignorare. Torino ha raccolto ancora una volta una sfida complessa che ha visto in prima linea la politica, i cittadini ospiti e naturalmente i volontari ,ancora una volta protagonisti.Il vivere in un mondo sempre meno diviso da confini politici, e che sempre più condivide interessi economici ad ogni latitudine, non significa ancora vivere in un mondo di pacifica convivenza sociale e culturale.Eppure questa convivenza si realizza ogni giorno sotto i nostri occhi, nei nostri quartieri, nelle nostre abitudini alimentari, nel modo di pensare l’altro.Anche a dispetto di coloro che non la vorrebbero e vedono minacciata la loro integrità culturale.L’identità e la diversità sono le tessere di un mosaico necessariamente colorato e multiforme. Sta a noi che viviamo questi momenti (questa la nostra sfida, infatti) riuscire ad indovinare un disegno coerente di questo mosaico: che sia comprensibile a tutti, se tutti hanno voglia di capire.

    Enzo LAVOLTA

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  • Vivere Sicuri. Vivere Liber. Che cosa fare per la sicurezza.

    On: 27 febbraio 2004
    In: Iniziativa politica
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